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Sant’Anselmo, il santo della fede e della ragione : la sua eredità tra spiritualità, filosofia e attualità

Sant Anselmo di Aosta

Nel giorno della sua memoria liturgica, il 18 marzo, si celebra Sant’Anselmo, figura chiave del dialogo tra fede e ragione.

La sua prova ontologica sull’esistenza di Dio, ripresa da pensatori come Alvin Plantinga, continua a ispirare la ricerca teologica e filosofica contemporanea.

Il 18 marzo la Chiesa celebra Sant’Anselmo, vescovo, filosofo e dottore della Chiesa, conosciuto come il Doctor Magnificus e considerato uno dei massimi esponenti del dialogo tra fede e ragione. La sua eredità spirituale e intellettuale continua ad affascinare studiosi e teologi di tutto il mondo.

Anselmo nacque ad Aosta nel 1033 e si distinse fin da giovane per la sua intelligenza vivace e la ricerca profonda di Dio attraverso la ragione. Divenuto arcivescovo di Canterbury, si dedicò alla riforma della Chiesa e alla difesa della libertà ecclesiastica, ma il suo nome resta legato soprattutto alla prova ontologica dell’esistenza di Dio, una delle più influenti e dibattute argomentazioni filosofiche della storia.

La prova ontologica di Sant’Anselmo: la ragione al servizio della fede

Nel suo Proslogion, Sant’Anselmo formula la celebre prova ontologica, partendo dall’intuizione che Dio è “ciò di cui nulla di più grande si può pensare”. Se Dio esiste solo nell’intelletto, allora si può concepire qualcosa di più grande, ossia un Dio che esiste anche nella realtà. Perciò, conclude Anselmo, Dio deve esistere non solo come idea, ma realmente.

Questa argomentazione ha attraversato i secoli, affascinando filosofi e teologi. Tra coloro che hanno ripreso e rielaborato la prova ontologica c’è Alvin Plantinga, uno dei più influenti filosofi cristiani contemporanei. Plantinga ha proposto una versione rivisitata della prova, adattandola alla filosofia analitica e al linguaggio della logica moderna. La sua riflessione mostra come il pensiero anselmiano sia ancora vivo e capace di dialogare con la cultura del nostro tempo.

Il pensiero di Sant’Anselmo secondo Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI, grande studioso di teologia, ha dedicato più volte parole profonde a Sant’Anselmo, indicandolo come esempio perfetto del legame armonioso tra fede e ragione. In un discorso del 2009, Benedetto XVI ricordava che Anselmo non cercava di sostituire la fede con la razionalità, ma di mostrare come la fede stessa spinga a comprendere: “La fede cerca l’intelligenza, e l’intelligenza apre nuove porte alla fede”.

Il pontefice ha sottolineato come l’eredità di Anselmo inviti ancora oggi a non separare mai la ricerca intellettuale dalla fiducia in Dio. La sua filosofia è un’esortazione a mettere la ragione al servizio della fede e a vedere in ogni domanda umana una possibilità di avvicinarsi a Dio.

L’intelligenza della fede: un’eredità ancora attuale

Il messaggio di Sant’Anselmo è particolarmente attuale in un’epoca in cui la razionalità rischia spesso di essere contrapposta alla spiritualità. La sua opera invita a riconoscere che la fede non è cieca, ma una ricerca che coinvolge mente e cuore.

Oggi, la sua figura continua a essere fonte di ispirazione per il dialogo tra teologia, filosofia e scienza, mostrando come la riflessione sull’esistenza di Dio possa arricchire la comprensione della realtà e contribuire a una visione integrale dell’uomo.

Le celebrazioni e l’eredità spirituale

Il 18 marzo, in occasione della sua memoria liturgica, molte diocesi italiane, tra cui quella di Mantova che lo riconosce come patrono, celebrano la figura di Sant’Anselmo con celebrazioni solenni, momenti di preghiera, incontri di approfondimento e conferenze su temi legati alla fede e alla ragione.

Le sue spoglie mortali sono custodite nella cattedrale di Mantova, dove ogni anno i fedeli si raccolgono in preghiera per rinnovare il loro impegno nella ricerca di Dio e della verità.

Conclusione

Sant’Anselmo continua a parlarci attraverso i secoli, invitandoci a non smettere mai di pensare e di cercare Dio con mente e cuore. La sua prova ontologica, ancora studiata e approfondita da pensatori come Plantinga, dimostra che il dialogo tra fede e ragione è una sfida sempre aperta e vitale. In un mondo che ha bisogno di verità e di speranza, la sua figura è un faro che illumina il cammino di chi cerca Dio attraverso l’intelligenza della fede.

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